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Gian Mario
03/04/2008
Esattamente quarant’anni fa, il 4 Aprile del 1968 Martin Luther King moriva, assassinato, sul balcone di un’hotel di Memphis. Si era recato lì per appoggiare lo sciopero dei lavoratori dell’immondizia che oltre ai problemi della segregazione razziale, soffrivano, neri e bianchi, di uno sfruttamento disumano. Egli era alla testa non solo delle grandi lotte per i diritti civili, ma anche di quelle per la giustizia sociale e per la pace.
Il suo metodo di lotta era “la non violenza”, l’aveva imparata da Gandhi, anch’esso assassinato. Era certo portatore di un sogno: l’eguaglianza tra tutte le persone, la fratellanza nella giustizia sociale, la lotta contro tutte le discriminazioni, l’eliminazione della guerra dalle relazioni tra i popoli.
Aveva un sogno, ma non era un idealista disarmato: è stato uno dei più influenti leader politici americani, grazie alle sue lotte è crollato il sistema segregazionista e l’umanità ha archiviato, almeno nella legislazione e nella declinazione dei diritti garantiti dalle costituzioni, il razzismo.
Anche Ghandi, occorrerrà iniziare a ricordarlo come grande leader politico: conquistò una cosa strabiliante, l’indipendenza dell’India, un continente intero, i suoi popoli si sarebbero governati in libertà ed autonomia. Anche qui il metodo: la non violenza.
Potremmo ricordare anche Nelson Mandela, nei nostri giorni, la fine della segregazione nel Sud Africa, la conquista dell’eguaglianza e della libertà, la fine di un regime oppressivo e offensivo dei diritti della persona: senza violenza, con la forza del convincimento e dell’azione.
Martin Luther King: oggi negli USA un nero, Barack Obama, è in corsa per la Presidenza, incarna la voglia di cambiamento dell’intera società Americana.
Si può sparare, ma le idee continuano a vivere e a produrre cambiamenti.
Si può lottare per ideali veri e su questo incardinare la politica, una politica nuova, alta, che parla alle speranze e ai problemi dei cittadini e disegna un futuro migliore. Questa è la grande politica che trova le masse e cambia le condizioni di esistenza.
Si può lottare con grande efficacia credendo nel dialogo, nella democrazia, nell’azione non violenta stabilendo un rapporto ferreo tra i fini da perseguire e i mezzi da utilizzare.
Queste grandi personalità ci insegnano che la cosa funziona: ricordare Martin Luther King significa ringraziarlo, ancora una volta, non solo per quello che ha realizzato, ma per la via che ha aperto per noi, per costruire un futuro migliore.
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