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Il blog di Gian Mario Spacca

Inviato da: Gian Mario
16/04/2008

Uno spostamento a destra dell’asse politico nazionale: la scomparsa della sinistra dal Parlamento da un lato ed il raddoppio dei voti della Lega dall’altro, segnano il movimento della “placca” del sistema politico. Il PD recupera l’abissale svantaggio della partenza con un coraggio politico e innovativo forte, ma non sfonda il fronte moderato, disilluso dalla prova del governo di centro sinistra. Si rafforza la lista Di Pietro. Nel centro tiene l’UDC.
Le maggioranze, nette, delle forze democratiche e di progresso si riconfermano nelle regioni centrali (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria); novità positive in Molise e in Basilicata.
Nelle Marche la maggioranza di centro sinistra esce rafforzata: l’onda moderata e di destra, qui si è infranta. Ha tenuto lo spessore sociale della Regione, uno spessore che crea sicurezza: espelle le paure xenofobe e ataviche, non lascia soli di fronte alle sfide del futuro, apre con fiducia al nuovo. L’economia e i servizi diffusi, i legami di prossimità, la solidarietà, un diffuso e partecipato buon governo alimentano il coraggio comune e la fiducia nella possibilità di affrontare insieme i cambiamenti.
Il meglio della tradizione riformista poggia su questo: nel radicamento sociale e nella volontà di affrontare i problemi secondo parametri complessi che puntano certo all’economia e alla crescita, ma anche alla valorizzazione delle persone, alla costituzione di un ambiente che dia sicurezza e favorisca l’espansione della libertà , del lavoro, della creatività, della partecipazione responsabile, del senso di inclusiva comunità.
Da qui occorre ripartire.
Esiste una maggioranza di centro destra, premiata dagli elettori, che deve governare, ne ha il diritto e il dovere.
C’è uno spazio grande, però, per far crescere il riformismo, a partire dalle esperienze di governo locale e regionale. E’ un patrimonio, questo, che va messo a frutto e generalizzato dalla nuova e robusta forza riformista che è stata messa in campo: il PD.
Occorre radicare questo partito dentro i processi reali, con un profilo riformatore alto, perseverando nell’offrire spazi alla partecipazione entusiasta, specie dei giovani, che abbiamo visto nella campagna elettorale. Dobbiamo avere fiducia nel nostro ruolo e sapere che questa forza sarà decisiva in Parlamento, anche dall’opposizione, per una più matura crescita civile e sociale del Paese.
Ma il confronto si estenderà in tutta la nostra comunità, dove già esistono forti rapporti di collaborazione tra sensibilità che integrano le proposte del PD e fanno convergere culture che si riferiscono alla grande tradizione socialista e che si sono ritrovate nella Sinistra Arcobaleno.
Come, appunto, nelle Marche.
Inoltre, l’area dell’opposizione in Parlamento registra nuovi protagonisti, che potrebbero produrre evoluzioni anche nelle amministrazioni periferiche.
Siamo inseriti in uno scenario di cambiamenti profondi e velocissimi, che disorientano i cittadini e creano nuove paure. Ci sono due strade. Alimentare questi stessi timori, offrendo risposte conservatrici e protezionistiche, trasformando l’Italia in una fortezza chiusa nei propri interessi più materiali: può far guadagnare qualche consenso subito, ma si perde la prospettiva del futuro. Oppure, accettare la sfida del cambiamento e le opportunità che offre, costruendo una progettualità che liberi le energie migliori, accetti la “sofferenza” dei problemi, offrendo soluzioni che diano respiro alla nostra vita.
Nelle Marche, già da tempo abbiamo scelto questa seconda strada ed i cittadini hanno dimostrato di volerla condividere.

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