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Il blog di Gian Mario Spacca

Inviato da: Gian Mario
09/05/2008

Il 9 maggio del 78, trenta anni fa, in via Caetani, dentro il cofano di una Renault, “Acciambellato in quella sconcia stiva, crivellato da quei colpi” come ebbe a scrivere il poeta Mario Luzi, veniva trovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dai brigatisti , dopo 55 giorni di prigionia.
Era stato rapito il 16 Marzo; quando i cinque uomini della sua scorta vennero trucidati dal commando brigatista, tra cui il marchigiano Domenico Ricci .
Alla notizia, milioni di persone semplici, forze sociali, partiti, istituzioni, si trovarono in piazza, ad esprimere lo sdegno di tutta la comunità per quello che sentivano come la più feroce delle azioni.
La morte di un politico ed intellettuale, mite, giusto, popolare l’attacco alla democrazia; l’interruzione del nuovo corso politico che Aldo Moro stava aprendo.
L’efferatezza dell’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta e quella risposta di popolo segnarono la fine del terrorismo, l’inizio della sua parabola discendente e della sua sconfitta politica.
Persino nella morte, Moro contribuiva a costruire quella democrazia reale e partecipata , che era stato il suo grande obiettivo politico, perseguito con coraggio, con consapevolezza dei rischi e con una visione capace di allargare sempre le basi popolari dello stato.
Sono trascorsi trenta lunghi anni dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro: un grande statista, un leader politico, un raffinato studioso a noi caro, caro alla nostra regione, alla nostra città dove più volte venne per parlare dei grandi temi politici, intrattenendosi in particolare con i giovani a cui amava dedicare le massime attenzioni, come ho avuto modo di sperimentare, da suo studente, all’Università di Roma.
La Regione Marche ha deciso di commemorare questa scadenza con una serie di impegnati convegni sul suo pensiero; Montemarciano ha conferito la cittadinanza onoraria alla Sig.ra Eleonora Chiavarelli Moro, la forte e dolce, amata “Noretta”, che proprio in quel comune si unì, in matrimonio ad Aldo; abbiamo ricordato il sacrificio degli Agenti della scorta assassinati durante il rapimento.
Atti dovuti? Certo, come non commemorare questi eroi della moderna democrazia? Ma c’è qualcosa di più: un affetto, una gratitudine, un senso attuale di prossimità con quella grandiosa e tragica esperienza.
Aldo Moro era in primo luogo un politico e uno studioso “popolare”. Apprezzato dagli specialisti, da versanti politici opposti, ma anche e soprattutto dalle persone comuni.
Riconosciuto risorsa decisiva della democrazia, una risorsa affidabile, un politico disinteressato, che sapeva nei tornanti storici più complessi, trovare le vie dell’avanzamento sociale, dell’allargamento della partecipazione allo stato democratico, che con il confronto e la persuasione, delineava, coraggiosamente gli audaci cambiamenti necessari nelle formule politiche e negli orientamenti programmatici di governo, nella sicurezza del sistema democratico e delle libertà.
Uomo popolare anche perché fortemente ancorato a saldissimi principi che faceva vivere esplicitamente nella pratica della politica e nella costruzione dello stato democratico. Il cardine di quei principi l’aveva dedotto dalla dottrina cristiana, in quanto di più universale c’è in essa: il valore e la dignità della persona, di ogni persona.
Derivava da ciò un’azione tenace di promozione e di confronto per far sì che l’organizzazione dello Stato si adeguasse alle sempre nuove esigenze di libertà, di inclusione sociale, di valorizzazione di nuovi ceti e gruppi che entravano nella scena politica e che dovevano e potevano rendere più piena la democrazia, ecco perché con grande laicità era pronto a rinnovare audacemente la vita pubblica, con nuove formule e nuovi istituti, eliminando privilegi non più motivabili o formule stantie che bloccavano la costruzione progressiva di un sistema democratico sempre più inclusivo.
Ecco la sua vita: l’impianto della giovane democrazia, la scelta del centro sinistra, la politica della solidarietà nazionale per preparare un maturo sistema di alternanze anche per il nostro paese.
Non era affetto da “politicismo”, la sua politica non era “castale”. Il suo sguardo era rivolto al sociale, e su questo riplasmava l’orizzonte politico. Sapeva vedere come nessun altro i nuovi aneliti alle libertà, le nuove spinte per l’allargamento delle opportunità, la lotta di grandi masse per l’emancipazione; operava per ampliare i diritti di tutti, per riconoscere a tutti più elevati livelli di partecipazione, per far sentire lo Stato, non come entità lontana ed estranea ma come cosa da costruire insieme, come istituzione dell’autogoverno dei cittadini, unica formula che esprime al livello più alto la dignità della Persona.
Ecco, alcuni elementi della sua lezione, una lezione che ci interroga, in questi tempi non facili, su come riformulare una solidale democrazia, che ci consenta di governare nell’interesse comune i processi economici e sociali, che ci consenta di utilizzare i grandi avanzamenti delle tecniche e della scienze per favorire il bene comune, per lottare contro le povertà e le privazione, per raggiungere nuovi livelli di civiltà per tutti e per ognuno, qui nell’occidente, certo, ma anche nelle vaste aree del mondo che soffrono in maniera intollerabile, la fame, la guerra, le povertà.
Ecco riflettere su quel pensiero vuol dire imparare che al centro della politica deve esserci la persona; che il fondamento della politica è l’azione solerte per la dignità e per l’allargamento delle libertà; politica è far vivere questi valori nella storia di ogni giorno rispondendo alle aspirazioni dei cittadini e promuovendo la loro partecipazione alla “cosa pubblica”.
Ci rivolgiamo al suo pensiero, non solo per commemorare ma per prendere slancio ed energia per continuare ad operare per il bene comune e per l’emancipazione umana.

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Re: Aldo Moro

Grazie Presidente per quello che ha scritto di Aldo Moro, Suo Professore alla tesi di Laurea, è un onore per me leggere le Sue parole sul Grande Statista, che ho sempre seguito ed amato dall'età di 17 anni (ora 63) Acquisterò quel libro che Lei ha presentato in Giunta Regionale nel 2008.
Moro rimane per me una guida morale, esempio di vita rigorosa e cristiana.
In occasione delle prossime elezioni, sarei onorato di incontrarla e sostenerLa per la serietà di impegno che ha sempre dimostrato. Con i migliori auguri. Giacomo Vannucchi Pollenza MC - vannucchi31@alice.it

Da vannucchi31 a   12/01/2010
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